22 febbraio 2016

Risorse Montessori: i blog che seguo


Internet, lo sappiamo, è una risorsa incredibile e inesauribile. Così incredibile e inesauribile che se in Google cerchiamo "Blog Montessori" ci ritroviamo con 4.080.000 risultati. Tanto interessante, quanto demoralizzante.
L'idea che mi sono fatta in questi mesi è che non è tutto Montessori, ciò che luccica... E orientarsi in questa selva non è facile.
Per questo motivo, quando ho iniziato a interessarmi all'approccio Montessori, ho iniziato dai libri. Ma i libri richiedono tempo e concentrazione e, si sa, con una bimba piccola sono due elementi che spesso scarseggiano. I blog sono, pertanto, una risorsa utilissima da consultare anche nei ritagli di tempo e sono fin dall'inizio di questa avventura tra i preferiti del mio cellulare.
Moltissimi sono in inglese. Molti fermi a post ormai lontani nel tempo. Molti altri così straripanti di attività da farmi sentire confusa già in partenza.
La caratteristica che apprezzo di più nei blog è sicuramente l'equilibrio tra i suggerimenti pratici e i concetti di base sul pensiero di Maria Montessori. Così leggo e imparo. Certo, possono anche essere uno spunto per attività da proporre ad Alessia, ma cerco di evitare di cadere nella tentazione di copiare senza capire se sia il materiale giusto per il momento giusto.
Per il momento quelli che preferisco sono liberamente sparsi sul globo terrestre.

E' il blog di una mamma australiana di due bambini di 8 e 4 anni. I suoi post sono una fonte di grandissima ispirazione: libri, attività da proporre in cucina, ambienti. Fin dalla nascita il suo bimbo più piccolo è stato accompagnato in modo meraviglioso dall'approccio montessoriano e Kylie è stata bravissima nel raccontare questo percorso giorno dopo giorno. 
Il blog è davvero seguitissimo e anche nei commenti spesso Kylie riesce a dare supporto e consigli interessanti.

E' il blog di due mamme, una educatrice montessori e un'ostetrica. Mi piacciono moltissimo le loro riflessioni e leggo i post con estremo interesse. Il blog non straripa di attività pratiche, fortunatamente, e dopo ogni lettura ho l'occasione di pensare, aggiustare la direzione, fare piccoli bilanci.

E' il blog di una mamma di due bimbi, di cui una di pochi mesi più grande di Alessia ed è davvero bellissimo leggere i suoi post di esperienze e attività in un'età così vicina a noi.

E' un blog in tedesco di una mamma austriaca (e qui rimpiango di non aver prestato maggior attenzione alle lezioni della mia malefica professoressa Frau Hackert, ma in qualche modo me la cavo!). In questo caso la lingua non mi aiuta a cogliere tutti i dettagli e le sfumature, ma mi sono piaciute molto alcune riflessioni e alcune attività, perciò è un ottimo modo per esercitare il tedesco e anche conoscere nuovi punti di vista sull'esperienza montessoriana con una bimba di 3 anni, quindi ancora abbastanza vicina ad Alessia come fascia di età.
E' il blog di una famiglia (di ben 4 figli!) del South Carolina che integra Metodo Montessori e homeschooling. Ho trovato molto utili le sezioni "Philosophy" e "Montessori 101" per avere una buona dose di informazioni teoriche di base.

Quello che li accomuna è la competenza delle autrici e anche l'umiltà con cui condividono le loro esperienze nel mondo Montessori, senza mostrare super bambini primi della classe che devono per forza essere i bambini montessoriani modello (come invece trovo in altri blog). I loro post sono originali (nel senso etimologico del termine) e davvero ispirati al pensiero autentico di Montessori!

In uno dei prossimi post mi piacerebbe condividere anche i libri che ho iniziato a leggere. Meravigliosi, stimolanti, emozionanti libri.

20 febbraio 2016

Scatoline e barattoli

Uno dei principi fondamentali dell'approccio montessoriano è l'osservazione del bambino. E fin qui ci siamo.
Ma cosa significa in pratica? Quali informazioni posso ricavarne? Dopo che ho osservato la mia bella bambina, cosa faccio? 
Quando, all'inizio delle mie scoperte sui principi teorici alla base del pensiero di Maria Montessori, leggevo di quanto fosse importante osservare il bambino, sgranavo gli occhi un pò perplessa senza immaginarmi come avrei potuto fare. E invece, come per quasi tutto quello che sto conoscendo, è molto più semplice di quanto si possa credere. Se qualcosa è complicato, allora la strada molto probabilmente non è quella giusta.
Il bambino è semplice e diretto nei suoi modi e nelle sue emozioni. E così deve essere tutto il resto.
Basta osservare come il bambino si muove nello spazio-casa, quali oggetti sceglie, cosa ne fa, da cosa è attratto di più rispetto a tutto ciò che ha a disposizione intorno a lui. Proviamo a lasciarlo libero nella scelta, senza proporre necessariamente qualcosa per il timore che si annoi o si lamenti. Lasciamoci guidare da lui. Lasciamoci sorprendere.
Io penso che non ci sia un materiale giusto per un'età giusta. C'è solo ciò che lo attrae in un determinato momento e che può attivare la sua concentrazione nell'apprendimento di una determinata abilità.
Le scatoline e i barattoli sono solo un esempio di come basti, con poca (ma davvero! poca) fantasia, trasformare oggetti comuni che già abitano la nostra casa, in un momento di interesse.
Un barattolo di riciclo può essere un ottimo esercizio per aprire-chiudere, svuotare-riempire. Può essere riempito di materiale da osservare oppure agitato per ascoltarne il suono.
Perchè spendere tempo in ricerche compulsive su internet su cosa proporre ad un bimbo di 10-12-14 mesi quando possiamo provare a guardare gli oggetti intorno a noi con un nuovo interesse?
E questo lo dico perchè i miei primissimi tentativi con scatole e barattoli sono stati due vasetti di vetro riempiti di legumi e cereali (da una simpatica idea vista su un blog).

Per fare questi vasetti naturalmente non mi mancavano legumi e cereali, bensì i vasetti stessi, visto che in casa nostra non era mai entrato un omogeneizzato neanche per sbaglio. Risultato: l'omogeneizzato di zucca e ceci appositamente acquistato è stato schifato (e direi giustamente visto che sapeva di cartone) e i vasetti guardati a malapena.
Poi Alessia ha cominciato ad appassionarsi ad alcune scatoline di latta del tè, che sono in cucina, in una scatola di legno alla sua altezza. Le tirava fuori e si concentrava molto sui coperchi, provvisti di un piccolo pomellino e quindi perfetti per i primi tentativi di apertura e chiusura. Ci faceva intere passeggiate, mentre noi preparavamo la cena.


Così ho lasciato perdere i vasetti di vetro (recuperando rigorosamente i legumi in una zuppa) e ho cominciato a riempire quelle stesse scatoline che lei aveva scelto, con piccoli oggetti per aggiungere ulteriore interesse: le formine dei biscotti, un pupazzino...

 
Da allora sono nate altre scatoline che hanno incontrato la sua attenzione in momenti diversi: un pacchettino con un nastro da scartare, un vasetto con i tappi di sughero da riempire e rovesciare ...
Non tutte la entusiasmano quanto quelle del tè, ma, visto che non sono costate nulla, quando non le guarderà più, torneranno tristemente a fare quello che hanno sempre fatto: le scatoline.








30 gennaio 2016

Un'idea semplice per i primi travasi

Qui è già tempo di travasi. I primi tentativi sono nati per tenere Alessia occupata durante la preparazione della cena, con l'utilizzo prevalentemente di pasta e verdure a pezzetti e spostando i pezzi dal sacchetto al piatto o dal piatto al colapasta.
Poi ho trovato delle ciotoline colorate e le ho riempite con una manciata di fagioli di due colori diversi. A dirla tutta in un primo esperimento avevo riempito le ciotoline con quattro conchiglie di medie dimensioni, perché temevo che i fagioli fossero troppo piccoli e che venissero scambiati per qualcosa da mangiare. Purtroppo le ciotoline con le conchiglie non hanno riscosso nessun successo e hanno vinto senza dubbio i fagioli. Così mi sono rassegnata.
Ho volutamente  utilizzato delle ciotoline in ceramica perché stiamo cercando di promuovere la manipolazione anche di oggetti fragili (es. tazzine di ceramica, bicchieri e barattoli di vetro). Naturalmente sempre sotto la nostra supervisione. Inizialmente mi sono sembrate un pò pesanti, ma sono bastati un paio di giorni perchè lei prendesse le misure con la forza da imprimere alle dita e al polso. La cosa importante è che siano resistenti e, per fortuna, hanno già dato prova di "rimbalzare" sul pavimento senza danno.

Per la presentazione del materiale mi è bastato mettere le due ciotoline sul tavolino-sedia che lei utilizza ora per quasi tutti i giochi. Ho cominciato a trasferire i fagioli uno a uno da una ciotolina all'altra e lei ha subito preso il via. A dire il vero ci gioca intere mezz'ore. Così lei allena la motricità fine, ma anche quella grossolana quando si china sul pavimento per raccogliere i fagioli che sono caduti in terra.

Quando lei è impegnata nel suo lavoro, io sono lì accanto a lei in silenzio. La osservo e mi rendo conto che tutto quello di cui lei ha bisogno è la libertà di potersi concentrare sul suo lavoro. Parlare o interagire la distrae e il materiale perde immediatamente di interesse.
E così, in silenzio, mi concentro anch'io sull'evoluzione dei suoi gesti. Dapprima era un trasferimento uno a uno. Poi a manciate. Poi ha cominciato a trasferirli alzando la ciotolina con una mano. Ogni tanto i fagioli cadono fuori dalla ciotolina e lei si impegna moltissimo nel rimetterli dentro uno a uno. Dopo qualche tentativo più maldestro, ha imparato a rovesciare l'intero contenuto della ciotola con le due mani e senza far cadere nessun fagiolo. Qualche volta è lei stessa che appoggia le ciotoline sul tappeto e continua i travasi seduta.

L'altro giorno ha rubato un cucchiaino dalla lavastoviglie e ha cominciato a mescolare i fagioli, segno che piano piano sarà interessata a un travaso con un piccolo attrezzo.
Poi quando comincia a mettersi i fagioli in bocca o comincia a calpestarli perchè sono tutti sparsi in terra, vuol dire che la concentrazione è persa e il gioco finito.
Intanto io cercherò di pensare ai prossimi travasi, mentro prendo le misure per farci costruire dal nonno un paio di vassoi ed entrare nell'entusiasmante tunnel dei materiali a vassoio!!


25 gennaio 2016

Lo sviluppo del linguaggio secondo Montessori

Ora che la posizione eretta è stata conquistata e la bipedia è gestita con una discreta dose di autonomia e sicurezza, Alessia si sta concentrando sul linguaggio.
Sia chiaro, camminare per la casa trasportando oggetti rimane una delle sue principali attività. Tuttavia ogni azione è accompagnata da suoni a commento e, sempre più precisamente, da parole. Così, attraverso la parola, lei comincia a portare verso il mondo esterno il suo mondo interiore.
Era già evidente da un paio di mesi che la sua comprensione del linguaggio parlato fosse maggiore di quanto potesse dimostrare a parole. Ora, però, l'attenzione verso l'oggetto è unita al tentativo di dare un nome alle cose. La sua soddisfazione nel sentirsi in grado di nominare coerentemente gli oggetti (es. tazza, pane, buccia) o le azioni (es. coccole, nanna) è ogni giorno più evidente.
Noi vediamo la frustrazione come un'esperienza negativa e ci affanniamo a dare un senso ai suoi suoni nel più breve tempo possibile. Tuttavia, come ricorda Paula P. Lillard nel suo libro "Montessori from the start", è proprio la frustrazione che spinge il bambino ad andare oltre all'emettere suoni fini a loro stessi e a sviluppare le connessioni tra i suoni e il loro significato.
Per Maria Montessori il linguaggio è la base della vita sociale, perchè "determina quella trasformazione dell'ambiente che noi chiamiamo civilizzazione".
La descrizione che Maria Montessori ne fa nel suo libro "La mente assorbente" è davvero affascinante.
Il periodo sensibile per il linguaggio si estende per un arco temporale abbastanza ampio rispetto ad altri periodi sensibili e va dalla nascita all'età di circa 6 anni. Come in ogni periodo sensibile, il bambino ha la possibilità di sviluppare una competenza -in questo caso il linguaggio- sulla base di un interesse naturale e senza sforzo alcuno.
Infatti  il bambino non impara il linguaggio in maniera conscia, bensì lo "assorbe" dall'ambiente. Non è la madre che insegna il linguaggio, ma quest'ultimo si sviluppa naturalmente come creazione spontanea attraverso un lavoro che si compie nell'inconscio profondo. Ed è un meraviglioso processo di apprendimento spontaneo, che segue leggi determinate e attraversa le stesse fasi uguali per tutti i bambini e per qualsiasi linguaggio, per quanto complesso possa essere.
Maria Montessori parla di "nebule", ovvero energie creative che guidano il bambino ad assorbire l'ambiente, così come in astronomia ci si riferisce alle "nebulose" dalle quali originano i corpi celesti.
E nel libro "La mente del bambino" afferma: "Per esempio dalla nebula del linguaggio il bambino riceve stimoli e direttive per creare in se stesso il linguaggio materno che è peculiare del suo ambiente. [...] Grazie alle energie nebulari del linguaggio il bambino diviene capace di distinguere i suoni del linguaggio parlato dagli altri suoni e rumori che gli giungono mescolati nel suo ambiente".
La nebula del linguaggio non contiene di per sè gli elementi specifici del linguaggio che si svilupperà nel bambino, "ma da questa nebula ogni lingua, che il bambino [...] troverà nel suo ambiente, [...] si svilupperà nello stesso tempo e con lo stesso procedimento in tutti i bambini del mondo".
Questo procedimento di apprendimento del linguaggio non è un processo lineare, bensì ha uno sviluppo caratterizzato da sbalzi, esplosioni che continuano fino all'età di circa 2 anni, 2 anni e mezzo e si accompagna alla rapida formazione del cervello che avviene in questo periodo. Dopo quest'età inizia un nuovo periodo nell'organizzazione del linguaggio che continua a svilupparsi senza esplosioni, ma sempre in modo vivace e spontaneo fino ai 5-6 anni, momento che coincide, appunto, con la fine del periodo sensibile del linguaggio. In questa ultima fase di sviluppo, il bambino perfeziona via via la composizione delle frasi e arricchisce il proprio vocabolario di migliaia di parole.
Noi genitori siamo spettatori di un immenso lavoro che nostro figlio compie nell'inconscio e le cui manifestazioni esterne sono solo una minima parte.
Ma siamo anche molto di più.
Se è pur vero che il bambino svolge questo imponente compito prevalentemente in autonomia e spontaneamente, è anche innegabile che la nostra interazione in questo processo può migliorare la qualità del risultato.

La stessa Montessori sottolinea come la quantità e la qualità delle lallazione nei neonati sia correlata alla quantità di attenzione che i genitori prestano al bambino. Se i genitori rispondono ascoltando e imitando, la lallazione viene stimolata. Allo stesso modo, una mancanza di risposta può condurre ad una minor lallazione. In questo senso si capisce come il dialogo tra genitore e bambino sia fondamentale fin dalla nascita.
All'età di 12 mesi il bambino pronuncia le sue prime parole intenzionali e ha imparato almeno sei parole, per poi continuare ad aggiungere nuovi nomi ed espressioni ogni mese. Poi, quando ha raggiunto un vocabolario di circa 50 parole, avviene la prima esplosione: il bambino impara nuove parole ogni giorno.
All'età di 3 anni l'approccio al linguaggio, e di conseguenza il livello di raggiungimento di molte aree della propria formazione, è in ampia misura determinato.
All'età di 4 anni i bambini hanno già incorporato tutte le regole della sintassi.
Da ciò risulta evidente come la qualità del linguaggio al quale il bambino è esposto altera in maniera permanente sia la sua struttura cerebrale, sia il suo funzionamento.

Allora come posso aiutare Alessia in questo meraviglioso percorso?

Ho cercato di raccogliere alcuni consigli pratici che ci mettano in grado, come vorrebbe Maria Montessori, di offrire al bambino "l'aiuto di cui ha bisogno e una guida perché non vada innanzi da solo".
  • Parlare al bambino fin dai primi istanti di vita e poi sempre accompagnando i movimenti della giornata (es. bagno, vestizione, cambio pannolino, ...). Parlare con un linguaggio  chiaro e adulto, senza pensare che non sia ancora in grado di capire
  •  Nominare gli oggetti che si utilizzano e descrivere le azioni coinvolte. Fare notare le differenze tra gli oggetti.
  • Comporre frasi semplici e concrete che si riferiscono al presente
  • Usare frasi ed espressioni semplici, ma rispettando la complessità dell'azione e la padronanza del linguaggio
  • Parlare piano (inteso come lentamente, ma perché no, anche con un tono di voce non eccessivo)
  • Utilizzare una grammatica corretta e una pronuncia chiara
  • Parlare direttamente al bambino. E' molto importante perché è proprio l'interazione nel linguaggio che consente uno sviluppo più efficace. La televisione e l'ascolto passivo non sono di particolare aiuto in tal senso.
  • Prestare attenzione ai suoi tentativi di utilizzare le parole
  • Spiegare al bambino le cose prima che lui le viva, nel momento in cui le sta vivendo e dopo averle vissute;
  • Fare domande e utlizzare ripetizioni ed elaborazioni per incoraggiarlo
  • Chiamarlo con il proprio nome. In questo modo gli si attribuisce una identità relazionale in un processo di sviluppo.
  • Ripetere, ripetere, ripetere. Il bambino ha bisogno della ripetizione per rinforzare le specifiche connessioni neuronali nel cervello.
Non da ultimo, credo che la lettura e il raccontare storie siano efficaci strumenti che abbraccino non soltanto il linguaggio, ma anche lo sviluppo emotivo e la creatività.

Bibliografia:
Maria Montessori, La mente del bambino
Elena Balsamo, Libertà e amore
Paula Polk Lillard, Lynn Lillard Jessen, Montessori from the start: the child at home, from birth to age three
Clara Tornar, La pedagogia di Maria Montessori tra teoria e azione 




5 dicembre 2015

Crescere con i libri


Non c'è dubbio che, come ogni genitore, vorrei che Alessia crescesse condividendo con gioia e soddisfazione le nostre passioni: la musica, i libri, i viaggi... E' indubbiamente prematuro cercare di capire fin da ora quali saranno i suoi interessi. Seguirà i suoi percorsi e mi impegnerò a rispettare le sue scelte. Tuttavia, libri e musica sono sempre stati nella mia vita fonte di grandi emozioni e mi piacerebbe essere capace di regalarle questa opportunità.
I libri sono gli unici oggetti dai quali non sono mai stata in grado di separarmi, neanche nei momenti di più profonda necessità di riordino. Per questo motivo, essendo da sempre mamma e papà accaniti lettori, Alessia ha presto scoperto che la nostra casa ospita un discreto quantitativo di libri, destinatari di un rispetto quasi sacrale...
Così, quando Alessia se ne va in giro per la casa ad esplorare le altre stanze, trova libri un pò in ogni mensola. Lei li tira fuori tutti, li apre, li scuote, sfoglia le pagine, a volte le piega, le tira. Poi li porge speranzosa che qualcuno le legga due righe. Anche sui comodini del nostro letto lei trova una simpatica pila di libri (quelli che stiamo arduamente tentando di leggere prima dormire, un capoverso alla volta) e in cucina si diverte con quelli più colorati pieni di foto di succulente leccornie che mai avremo tempo di cucinare.

Il progetto nazionale "Nati per Leggere" promuove la pratica della lettura sin dalla nascita e indica il sesto mese come un buon momento per i primi approcci con l'oggetto libro.
Così quando Alessia ha compiuto 5 mesi ho cominciato a prendere in prestito in biblioteca qualche libro e la sua biblioteca ha iniziato a crescere insieme a lei.


Naturalmente i primi libri erano considerati alla stregua di qualsiasi altro giocattolo,  ma presto ha cominciato a capire come funzionasse questo nuovo oggetto e ho avuto anche io la possibilità di capire meglio quali potessero essere i libri più adatti a lei, e più graditi.

 
Poi ne abbiamo comprato qualcuno, altri sono stati piacevolissimi regali. E così da qualche tempo lo scaffale dei libri si popola. Per il momento li ho sistemati nello scaffale insieme agli altri giochi, in modo che tutto sia nello stesso posto, ma l'intenzione è quella di creare un piccolo angolo nella sua stanza dedicato alla lettura. 
I libri sono per noi un bellissimo momento di interazione. All'inizio, ogni volta che le capitava di tirare fuori un libro dallo scaffale, siamo stati noi a stimolarla con la lettura, aprendone le pagine e commentando colori e parole. Ora è lei stessa che ce li porge chiedendoci con un sorriso, ma anche con una certa insistenza, di leggerne insieme qualche pagina.

 
I suoi  preferiti al momento sono alcuni libretti piccoli, che riesce facilmente ad estrarre dallo scaffale per chiederci di leggere. Sono libretti che raffigurano oggetti legati alle semplici azioni quotidiane di un bambino come dormire (il pigiamino, il cuscino), mangiare (i biscotti, la frutta), giocare (la palla, l'orsacchiotto). Molti di questi oggetti sono intorno a noi mentre leggiamo e Alessia si diverte a cercarli e portarli vicino al libro, stupendomi piacevolmente le prime volte che si girava a cercare l'oggetto appena menzionato. Trovo che sia un bellissimo esercizio di ascolto e comprensione.


Leggere ad alta voce, con una certa continuità, stimola positivamente i bambini dal punto di vista relazionale (è una opportunità di relazione tra bambino e genitori) e dal punto di vista cognitivo (si sviluppano meglio e più precocemente la comprensione del linguaggio e la capacità di lettura). Inoltre si consolida nel bambino l'abitudine a leggere che si protrae nelle età successive grazie all'approccio precoce legato alla relazione. 


Tra i benefici sottolineati dal Programma Nati per Leggere va ricordato che attraverso la lettura "il bambino si appropria lentamente della lingua materna, delle sue parole, della sua forma e struttura. Questo gli serve per costruire le  proprie strutture mentali, per capire i rapporti (io e gli altri, io e le cose) e le distanze spazio-temporali".

Ecco quello che cerco di tenere a mente quando ci dedichiamo alla lettura.

Per i primi approcci alla lettura (da 6 mesi a 1 anno):

- Mettere a disposizione del bambino libri di materiale resistente e atossico, di dimensioni contenute (in modo che possa essere semplice maneggiarli) con poche pagine e figure colorate.

- Si può provare ad iniziare da libri di stoffa o con esperienze tattili al loro interno. Anche io ci ho provato all'inizio, ma Alessia è sempre stata più interessata alla carta e al cartone.

- Ricordarsi che è del tutto normale se i primi approcci al libro siano più indirizzati ad assaggiare, mordere, strappare. Per questo è importante mettere a disposizione libri resistenti. Come per il resto, anche qui il bambino ha bisogno di sperimentare, provare e riprovare. Ci vorrà del tempo prima che impari a maneggiare il libro con cura.

- Per le prime "letture" sono preferibili libri con poche figure, che rappresentino possibilmente oggetti della vita quotidiana, che sono familiari al bambino. I libri con troppe illustrazioni o dettagli oppure con figure di fantasia lo confondono e non aiutano il riconoscimento delle forme e delle situazioni.

Me lo leggi? (dopo i 12 mesi):

- La confidenza con i libri è ormai raggiunta. Il bambino gira le pagine, riconosce il contenuto, è in grado di scegliere un libro e portarlo al genitore per leggerlo insieme. E questa cosa può ripeterla anche moltissime volte (con immensa gioia del malcapitato genitore!!).

-  Affinchè il bambino apprezzi la storia è importante  leggere in maniera espressiva, scandendo bene le parole e divertendosi.

- Non sempre però il bambino si dimostra interessato al contenuto in maniera lineare. Sfoglia il libro avanti e indietro, poi lo chiude, poi lo riapre. Assecondiamolo.

- Per stimolare la sua creatività oltre a leggere il testo, è utile commentare le figure, descrivere i particolari della storia, fare domande e rispondere.

-  Preferire libri con frasi semplici e filastrocche, che raccontano momenti della vita quotidiana e che il bambino ascoltando e riascoltando, gradualmente impara a conoscere e anticipare.

- Quando il bambino chiede la ripetizione della lettura non necessariamente è interessato alla storia ma piuttosto alla possibilità di prolungare la sensazione piacevole di avere l'adulto con sè, partecipe, vicino a proteggerlo e a rassicurarlo.

In generale è bene ricordare che la lettura con il bambino è prima di tutto un'esperienza affettiva. Quindi è importante creare un contatto fisico durante la lettura tenendo il bambino in braccio quando è più piccolo, oppure anche semplicemente dimenticando per un momento qualsiasi altro nostro impegno per dedicare la nostra attenzione completamente alla lettura. 

Leggere per Alessia e insieme ad Alessia è divertente, semplice e stimolante anche per me. Un gesto di amore che spero possa aiutarla a crescere con fantasia e rispetto per i libri!


Bibliografia:
Giorgia Cozza, Me lo leggi? Edizioni Il Leone Verde

5 novembre 2015

Lo scaffale dei giochi a 11 mesi



Sin dalla nascita di Alessia, abbiamo sempre cercato di evitare di accumulare oggetti non strettamente necessari al suo "accudimento", a prescindere dal fatto che questi oggetti siano acquistati o gentilmente prestati da amici e conoscenti. E' un approccio che cerchiamo di mantenere in ogni ambito della nostra vita, anche come esercizio mentale di ordine e pulizia, ma è facile immaginare come, con un marmocchio per casa, il compito sia notevolmente più arduo.
In questo senso i giochi non fanno eccezione.
Le competenze di Alessia cambiano di giorno in giorno e non sono sempre sono sicura di riuscire a proporre materiali che siano allineati con le sue necessità di sperimentazione. La tentazione di affollare lo scaffale con una quantità eccessiva di giochi è alta, ma sono fermamente convinta dell'importanza di limitare l'offerta per consentirle di approfondire ogni materiale senza eccessive distrazioni. Ne consegue che io sia più stimolata ad osservarla mentre si relaziona con gli oggetti - siano essi giochi o più genericamente gli oggetti intorno a lei - per poter metterle a disposizione materiali che incontrino maggiormente il suo interesse.
Per questo motivo lo scaffale dei giochi è in lento ma costante aggiustamento.
Attualmente questa è la nostra disposizione:


 1. La nostra versione di uovo e portauovo e il cesto delle palline
Questa nostra originalissima versione di uovo e portauovo (oggetto mooolto Montessoriano) mi piace da morire. L'uovo di legno è un regalo della nonna Angela, scovato in un mercatino di oggetti naturali. Il portauovo è stata una scoperta casuale. In verità si tratta -credo- di un portacandele, o comunque un oggetto ripescato dai giochi del papà. Lo avevo posizionato su una mensola in camera di Alessia, ma guardandolo insieme a lei ho scoperto che poteva funzionare perfettamente allo scopo (con mia enorme soddisfazione estetica).


Sullo stesso scaffale è posizionato un cestino di palle e palline di vario tipo, per le quali Alessia ha una vera e propria passione. Ho cercato di mescolare colori, dimensioni e materiali diversi, così da variare anche il comportamento delle palline stesse. Trascorre moltissimo tempo lanciandole in giro per la casa e rincorrendole, o meglio gattonando a gran velocità per riprenderle. Per questo motivo mi sono ripromessa di aggiungerne altre, non appena ne troverò di interessanti.


2. Piccola libreria (in crescita)
Al momento ho posizionato i libri nello scaffale dei giochi in modo da avere tutto in un unico punto e rimarranno qui fintanto che non aumenteranno troppo di numero. All'inizio mi sono rivolta unicamente alla biblioteca, ma piano piano sto raccogliendo i libri che ci (mi) piacciono, in modo che Alessia abbia i suoi libri e possa portarli con sè nella sua crescita. Libri, libri e ancora libri. In casa nostra sono un vero e proprio oggetto di culto. Vorrei parlarne ancora in un post dedicato.

3. Cubetti di legno per costruire e asta verticale con anelli
Ho iniziato a proporre ad Alessia i primi cubetti di legno per costruire. Al momento lei si limita a prendere il cestino, rovesciarlo e riempirlo di nuovo con i cubetti. Spesso però ci giochiamo insieme e lei si diverte a buttare giù la torre con un colpo di mani. Devo dire che è anche il gioco preferito del papà, che ogni volta sfida se stesso nella costruzione di torri sempre più azzardate.


L'asta verticale con anelli (che forse ha un nome più appropriato, ma che non conosco) è stata costruita dal nonno Ennio e ne sono molto orgogliosa. E' sullo scaffale dei giochi da molto tempo perchè Alessia è sempre stata molto attratta dagli anelli. Quando lei sembra interessata le mostro come infilare gli anelli nell'asta, ma al momento è un'abilità che deve ancora perfezionare.

4. Scatola per imbucare
Ecco un materiale montessoriano classico e anche questo è stato realizzato da nonno Ennio. Alessia ha iniziato a interagire con la scatola già da un pò e il suo funzionamento è stato subito intuitivo. Poco dopo ha iniziato ad infilare la palla nel buco in autonomia ed ora lo stesso buco è spesso utilizzato per sperimentare altre forme (tipicamente le bacchette dello xilofono).

5. Xilofono
Ho introdotto questo strumento musicale già a 10 mesi accanto al cestino degli oggetti musicali (che mostrerò in un altro post). Solo dopo alcune settimane Alessia ha capito come impugnare correttamente le aste da battere sui tasti di legno. Come in altre occasioni, anche in questo caso non l'ho mai corretta quando non le impugnava correttamente, ma a volte ne tenevo in mano una per suonare con lei, in modo che ne capisse gradualmente il funzionamento.
Mi piace molto questo modello di xilofono, semplice e con i colori dell'arcobaleno. Credo che rimarrà nel suo scaffale ancora per molto.

6. Activity
Non ho idea di quale sia l'età adatta per questo gioco. Ce lo ha dato la cuginetta Lavinia ed è stato un regalo graditissimo perchè era nella wishlist dei giochi. Ne abbiamo anche un paio di versioni più piccole, ma questa dimensione è perfetta per i primi tentativi di coordinazione mano-occhio. Al momento si esercita sui percorsi più facili, ma è un gioco che offre diversi livelli di difficoltà per la mano e quindi perfetto per accrescere le abilità in questi mesi.

Oltre a questi giochi, nella stanza si trovano altri materiali: il cestino dei tesori musicali, un orsacchiotto e, a rotazione, piccoli giochi.
In questi giorni lei ha scelto una scatolina di cubetti di legno che utilizza per le sue prove di svuotamento e riempimento.


Ciò che trovo più interessante è cercare continuamente l'equilibrio tra ciò che le piace e le regala la soddisfazione di ripetere azioni e reazioni conosciute e ciò che la potrebbe aiutare a conoscere le nuove abilità che acquisisce ogni giorno. Per me la sfida più grande rimane quella di limitare l'offerta ai sei riquadri che sono disponibili nello scaffale, osservando mia figlia davanti ai suoi giochi e scegliendo solo ciò che mi pare importante.

Alla prossima "rotazione"!!