20 marzo 2016

Attività di vita pratica a 15 mesi. Perchè è importante partecipare alla vita familiare?


Chi conosce almeno un pò l'approccio Montessori sa bene come gli esercizi di vita pratica costituiscano un elemento importante nella crescita del bambino.
Ad ogni buon conto, Montessori o no, qualsiasi genitore può facilmente notare come i bambini, da una certa età in avanti, sembrino avere una naturale predisposizione per i "lavori di casa".
Se il bambino è lasciato libero di sperimentare, ben presto copierà ciò che vede fare intorno a sè e quindi comincerà a passare uno straccetto sul pavimento o sul tavolino, a svuotare la cesta dei panni da stirare o oppure a trafficare intorno alla lavastoviglie per mettere e togliere piatti e posate.
Dopo avere  osservato le attività familiari per parecchi mesi, il bambino ha finalmente le capacità fisiche e mentali per alzarsi in piedi, camminare, usare la propria mano e partecipare attivamente al lavoro. Ora è il momento giusto per includere il proprio bambino nelle attività quotidiane in casa, privilegiando le attività manuali e scegliendole secondo i suoi interessi e e le sue capacità.
Attraverso queste attività il bambino sviluppa autocontrollo e autostima, oltre che senso di collaborazione.
Non preoccupiamoci se i suoi giochi, in questo periodo, lo attraggono meno o per nulla. Egli preferisce oggetti veri che lo mettano in relazione diretta con l'attività quotidiana degli adulti. L'interesse ora, a partire dai 15 mesi, è indirizzato in modo significativo verso gli esercizi di vita pratica e così continuerà fin verso i 3 anni, fornendogli l'opportunità di affinare il coordinamento dei movimenti finalizzati ad uno scopo. Seguendolo in questo percorso lo aiuteremo a integrare la sua personalità e a sviluppare un atteggiamento positivo verso se stesso.

"I lavori di vita pratica rispondono esattamente a ciò che i bambini ricercano a questa età: un'attività verso la quale dirigere la propria energia muscolare, ma che è capace, al tempo stesso, di produrre un risultato visibile e utile per se stessi e per le persone che vivono con loro. Questi lavori rappresentano l'occasione unica di perfezionare le capacità motorie mentre si ottiene la ricompensa e la soddisfazione di un risultato concreto: i bambini sono vestiti, il cibo è preparato, l'ambiente è pulito, la tavola è apparecchiata per il pasto della famiglia o della comunità."
(Silvana Quattrocchi Montanari, Comprendere i bambini)


Naturalmente anche il nostro atteggiamento dovrà saper ben bilanciare questo nuovo bisogno di autonomia del bambino e la necessità di sorvegliarlo mentre si cimenta in attività più impegnative del semplice giocare con un puzzle, magari anche con strumenti difficili da manipolare.
Nel libro "La mente del bambino" ho trovato una riflessione molto interessante:

"[...] qualunque attività d'intelligenza ci avvenga di osservare nel bambino, anche se ci sembra assurda o contraria ai nostri desideri (purchè, naturalmente, non dannosa per lui), noi non dobbiamo intrometterci, perché il bambino deve completare il ciclo della propria attività. [...] 
I bambini aiutano volentieri ad apparecchiare la tavola e portano fra le braccia pagnotte così grandi che non vedono più i loro piedini. Continueranno in questa loro attività, portando oggetti avanti e indietro, finché non saranno stanchi. Per il solito la reazione degli adulti è quella di liberare il bimbo dal peso, ma gli psicologi si sono convinti che un tale "aiuto", interrompendo il ciclo di attività scelto dal bambino, è uno dei più gravi atti di repressione che si possano compiere. [...] 
E' tanto difficile trovare adulti che non si intromettano nell'attività infantile, che tutti gli psicologi insistono sulla opportunità di riservare al bambino luoghi dove egli possa lavorare senza essere disturbato."
(Maria Montessori, La mente del bambino)

Alla luce di queste parole, ritengo sia utile mettere a disposizione del bambino un ambiente che stimoli la sua partecipazione nella vita pratica della famiglia, ma il nostro intervento si dovrà limitare alla sola preparazione dell'ambiente e alla sua supervisione, lasciando il nostro bambino libero di impostare il proprio lavoro come più gli sembri interessante e utile per lui.
Così piano piano ho messo a disposizione di Alessia un paio di straccetti per la polvere, una scopina con paletta ed una scopa con un manico più lungo e ho selezionato alcuni oggetti per la cucina che sono a sua misura. Man mano che le attività in cucina si evolveranno, ci muniremo di attrezzi più complicati.
Durante la giornata cerco sempre di coinvolgerla il più possibile nelle attività di gestione della casa, dal riordino alla preparazione dei pasti. Naturalmente il suo contributo ora che ha 15 mesi è limitato e coinvolgerla allunga considerevolmente anche per me i tempi di completamento dell'attività, ma sono sicura che la aiutino a sentirsi importante e utile. Svolgere una qualsiasi attività domestica con la pretesa che lei rimanga interessata ai suoi giochi, ha come conseguenza ansia e confusione:  io che mi muovo frettolosamente destreggiandomi funambolicamente tra cinque cose contemporaneamente, lei che si lamenta e mi allunga continuamente libri e giochi per cercare la mia partecipazione. Allora mi ricordo, mi fermo, respiro, scelgo una cosa sola e cerco un modo per poterla fare insieme. Non sempre mi riesce, ma quando succede la soddisfazione di vederla concentrata su una attività insieme è davvero meravigliosa!

A 15 mesi Alessia si impegna in autonomia a:
- spolverare i mobili
- scopare il pavimento
- caricare la lavatrice
- aiutare nel piegare i panni da riporre o da stirare
- svuotare la lavastoviglie
- apparecchiare la tavola
- svuotare i sacchetti della spesa (es. travasare le mele nel cestino della frutta)
- togliere scarpe e vestiti semplici (es. sfilare i calzini o i pantaloni)
- lavarsi i denti 


Tutte le attività che ho descritto sono attività vere con oggetti veri, il più possibile a misura di bambino. Giocare a cucinare e cucinare con la propria famiglia non hanno la stessa valenza educativa. Riporre della frutta vera in un cestino anzichè della frutta di stoffa aiuta il bambino ad acquisire nuove capacità. Apparecchiare trasportando piatti di ceramica e bicchieri di vetro insegna al bambino che alcuni oggetti sono fragili e vanno maneggiati con cura. Due tazzine e un paio di piatti sono già stati "sacrificati" alla causa montessoriana, ma credo che Alessia abbia imparato cosa può succedere lasciandoli cadere a terra e se lo ricorderà.
Man mano che le sue competenze cresceranno dovremo essere capaci di coinvolgerla in attività via via più complesse e immagino già quante importanti lezioni ci saranno da imparare anche per noi genitori: invitare senza forzare, stimolare senza interferire, essere presenti senza interrompere, non aiutare senza necessità.

Bibliografia:
Maria Montessori, La mente del bambino
Silvana Quattrocchi Montanaro, Comprendere i bambini: sviluppo ed educazione nei primi tre anni di vita
P. P. Lillard, L. L. Jessen, Montessori From The Start
S. Mayclin Stephenson, The Joyful Child


25 febbraio 2016

Buon primo compleanno, blog!


Un anno fa nasceva questo mio piccolo spazio, un modo per prendermi un impegno con me stessa: scoprire il pensiero di Maria Montessori ed entrare piano piano in quel mondo che mi aveva così tanto affascinato. Eccomi dunque ancora qui a scrivere dopo un anno. Quel mondo ora sta diventando un pò anche nostro, sempre a piccoli passi, con molta umiltà e semplicità. E ogni giorno aggiungo piccole cose che non conoscevo, riflessioni che mi portano più vicina a quel genitore che vorrei essere per mia figlia.
Alessia cresce ed è una sfida continua stare al passo con le sue scoperte. Mi sembra di arrivare sempre dopo, di non essere mai abbastanza preparata per vivere al meglio quello che accade e per darle la possibilità di esprimere al meglio quello che lei è nel momento. Ma forse è solo la sensazione che ogni genitore deve imparare a conoscere e gestire: non sentirsi mai abbastanza pronto. Se poi ci mettiamo il mio costante pretendere da me stessa l'impossibile e il senso di sfuggente vastità che avverto nell'affrontare il tema Montessori, allora capisco che mi devo rassegnare a convivere con questo "Mai abbastanza".

In questi primi 12 mesi di Montessori sono riuscita a:

- leggere le parole di Maria Montessori in due dei suoi più importanti libri ("La mente del bambino" e "La scoperta del bambino"), perchè credo sia fondamentale... approvvigionarsi alla fonte diretta della conoscenza. Chi meglio di lei stessa può spiegare ciò che il suo approccio al bambino è realmente?

- condividere le riflessioni di altri autori sul pensiero Montessori, in libri che hanno davvero parlato al mio cuore (due su tutti "Comprendere il bambino: sviluppo ed educazione nei primi 3 anni di vita" di Silvana Quattocchi Montanaro" e "Libertà e amore" di Elena Balsamo). Ne parlerò sicuramente.

- conoscere attraverso internet le esperienze di moltissime mamme che si impegnano nell'educazione montessoriana dei propri figli.

- dedicare ad Alessia un ambiente preparato a sua misura, cercando di favorire il più possibile la sua libertà di movimento e di scelta, soprattutto nella sua camera. 

- imparare quali criteri utilizzare nella scelta dei materiali da metterle a disposizione per il suo lavoro di gioco e come accompagnarla nel gioco, provando a non interferire e a non cadere nella tentazione dell'aiuto non richiesto e del commento di approvazione.

Nei prossimi mesi Alessia si troverà ad affrontare un periodo bellissimo, dai 15 ai 30 mesi. Sarà un periodo ricco di significative conquiste per l'indipendenza e l'impegno per me sarà ancor più stimolante.

Cosa c'è all'orizzonte?
 
- tra un mese inizierò il corso per genitori dell'Associazione Montessori Brescia. Il programma mi entusiasma ed io non sto più nella pelle.

- mi sono abbonata al Quaderno Montessori e attendo con trepidazione il primo numero che riceverò.

- stanno per arrivare i vassoi che ho commissionato al nonno per cominciare ad antrare nel magico tunnel delle attività a vassoio!

- ho un paio di idee per promuovere l'autonomia di Alessia anche in altre stanze della casa, soprattutto in cucina e in bagno. Ma se non mi dò un mossa, l'ambiente sarà pronto quando lei andrà alle elementari!

- ho sul comodino una pila di almeno 8 libri che mi attendono! Non ce la farò se non tra un secolo...

E poi all'orizzonte c'è ancora tutta quella vita di mia figlia che non conosco e che cercherò di accompagnare con un'anima ricca di amore e comprensione.






22 febbraio 2016

Risorse Montessori: i blog che seguo


Internet, lo sappiamo, è una risorsa incredibile e inesauribile. Così incredibile e inesauribile che se in Google cerchiamo "Blog Montessori" ci ritroviamo con 4.080.000 risultati. Tanto interessante, quanto demoralizzante.
L'idea che mi sono fatta in questi mesi è che non è tutto Montessori, ciò che luccica... E orientarsi in questa selva non è facile.
Per questo motivo, quando ho iniziato a interessarmi all'approccio Montessori, ho iniziato dai libri. Ma i libri richiedono tempo e concentrazione e, si sa, con una bimba piccola sono due elementi che spesso scarseggiano. I blog sono, pertanto, una risorsa utilissima da consultare anche nei ritagli di tempo e sono fin dall'inizio di questa avventura tra i preferiti del mio cellulare.
Moltissimi sono in inglese. Molti fermi a post ormai lontani nel tempo. Molti altri così straripanti di attività da farmi sentire confusa già in partenza.
La caratteristica che apprezzo di più nei blog è sicuramente l'equilibrio tra i suggerimenti pratici e i concetti di base sul pensiero di Maria Montessori. Così leggo e imparo. Certo, possono anche essere uno spunto per attività da proporre ad Alessia, ma cerco di evitare di cadere nella tentazione di copiare senza capire se sia il materiale giusto per il momento giusto.
Per il momento quelli che preferisco sono liberamente sparsi sul globo terrestre.

E' il blog di una mamma australiana di due bambini di 8 e 4 anni. I suoi post sono una fonte di grandissima ispirazione: libri, attività da proporre in cucina, ambienti. Fin dalla nascita il suo bimbo più piccolo è stato accompagnato in modo meraviglioso dall'approccio montessoriano e Kylie è stata bravissima nel raccontare questo percorso giorno dopo giorno. 
Il blog è davvero seguitissimo e anche nei commenti spesso Kylie riesce a dare supporto e consigli interessanti.

E' il blog di due mamme, una educatrice montessori e un'ostetrica. Mi piacciono moltissimo le loro riflessioni e leggo i post con estremo interesse. Il blog non straripa di attività pratiche, fortunatamente, e dopo ogni lettura ho l'occasione di pensare, aggiustare la direzione, fare piccoli bilanci.

E' il blog di una mamma di due bimbi, di cui una di pochi mesi più grande di Alessia ed è davvero bellissimo leggere i suoi post di esperienze e attività in un'età così vicina a noi.

E' un blog in tedesco di una mamma austriaca (e qui rimpiango di non aver prestato maggior attenzione alle lezioni della mia malefica professoressa Frau Hackert, ma in qualche modo me la cavo!). In questo caso la lingua non mi aiuta a cogliere tutti i dettagli e le sfumature, ma mi sono piaciute molto alcune riflessioni e alcune attività, perciò è un ottimo modo per esercitare il tedesco e anche conoscere nuovi punti di vista sull'esperienza montessoriana con una bimba di 3 anni, quindi ancora abbastanza vicina ad Alessia come fascia di età.
E' il blog di una famiglia (di ben 4 figli!) del South Carolina che integra Metodo Montessori e homeschooling. Ho trovato molto utili le sezioni "Philosophy" e "Montessori 101" per avere una buona dose di informazioni teoriche di base.

Quello che li accomuna è la competenza delle autrici e anche l'umiltà con cui condividono le loro esperienze nel mondo Montessori, senza mostrare super bambini primi della classe che devono per forza essere i bambini montessoriani modello (come invece trovo in altri blog). I loro post sono originali (nel senso etimologico del termine) e davvero ispirati al pensiero autentico di Montessori!

In uno dei prossimi post mi piacerebbe condividere anche i libri che ho iniziato a leggere. Meravigliosi, stimolanti, emozionanti libri.

20 febbraio 2016

Scatoline e barattoli

Uno dei principi fondamentali dell'approccio montessoriano è l'osservazione del bambino. E fin qui ci siamo.
Ma cosa significa in pratica? Quali informazioni posso ricavarne? Dopo che ho osservato la mia bella bambina, cosa faccio? 
Quando, all'inizio delle mie scoperte sui principi teorici alla base del pensiero di Maria Montessori, leggevo di quanto fosse importante osservare il bambino, sgranavo gli occhi un pò perplessa senza immaginarmi come avrei potuto fare. E invece, come per quasi tutto quello che sto conoscendo, è molto più semplice di quanto si possa credere. Se qualcosa è complicato, allora la strada molto probabilmente non è quella giusta.
Il bambino è semplice e diretto nei suoi modi e nelle sue emozioni. E così deve essere tutto il resto.
Basta osservare come il bambino si muove nello spazio-casa, quali oggetti sceglie, cosa ne fa, da cosa è attratto di più rispetto a tutto ciò che ha a disposizione intorno a lui. Proviamo a lasciarlo libero nella scelta, senza proporre necessariamente qualcosa per il timore che si annoi o si lamenti. Lasciamoci guidare da lui. Lasciamoci sorprendere.
Io penso che non ci sia un materiale giusto per un'età giusta. C'è solo ciò che lo attrae in un determinato momento e che può attivare la sua concentrazione nell'apprendimento di una determinata abilità.
Le scatoline e i barattoli sono solo un esempio di come basti, con poca (ma davvero! poca) fantasia, trasformare oggetti comuni che già abitano la nostra casa, in un momento di interesse.
Un barattolo di riciclo può essere un ottimo esercizio per aprire-chiudere, svuotare-riempire. Può essere riempito di materiale da osservare oppure agitato per ascoltarne il suono.
Perchè spendere tempo in ricerche compulsive su internet su cosa proporre ad un bimbo di 10-12-14 mesi quando possiamo provare a guardare gli oggetti intorno a noi con un nuovo interesse?
E questo lo dico perchè i miei primissimi tentativi con scatole e barattoli sono stati due vasetti di vetro riempiti di legumi e cereali (da una simpatica idea vista su un blog).

Per fare questi vasetti naturalmente non mi mancavano legumi e cereali, bensì i vasetti stessi, visto che in casa nostra non era mai entrato un omogeneizzato neanche per sbaglio. Risultato: l'omogeneizzato di zucca e ceci appositamente acquistato è stato schifato (e direi giustamente visto che sapeva di cartone) e i vasetti guardati a malapena.
Poi Alessia ha cominciato ad appassionarsi ad alcune scatoline di latta del tè, che sono in cucina, in una scatola di legno alla sua altezza. Le tirava fuori e si concentrava molto sui coperchi, provvisti di un piccolo pomellino e quindi perfetti per i primi tentativi di apertura e chiusura. Ci faceva intere passeggiate, mentre noi preparavamo la cena.


Così ho lasciato perdere i vasetti di vetro (recuperando rigorosamente i legumi in una zuppa) e ho cominciato a riempire quelle stesse scatoline che lei aveva scelto, con piccoli oggetti per aggiungere ulteriore interesse: le formine dei biscotti, un pupazzino...

 
Da allora sono nate altre scatoline che hanno incontrato la sua attenzione in momenti diversi: un pacchettino con un nastro da scartare, un vasetto con i tappi di sughero da riempire e rovesciare ...
Non tutte la entusiasmano quanto quelle del tè, ma, visto che non sono costate nulla, quando non le guarderà più, torneranno tristemente a fare quello che hanno sempre fatto: le scatoline.








30 gennaio 2016

Un'idea semplice per i primi travasi

Qui è già tempo di travasi. I primi tentativi sono nati per tenere Alessia occupata durante la preparazione della cena, con l'utilizzo prevalentemente di pasta e verdure a pezzetti e spostando i pezzi dal sacchetto al piatto o dal piatto al colapasta.
Poi ho trovato delle ciotoline colorate e le ho riempite con una manciata di fagioli di due colori diversi. A dirla tutta in un primo esperimento avevo riempito le ciotoline con quattro conchiglie di medie dimensioni, perché temevo che i fagioli fossero troppo piccoli e che venissero scambiati per qualcosa da mangiare. Purtroppo le ciotoline con le conchiglie non hanno riscosso nessun successo e hanno vinto senza dubbio i fagioli. Così mi sono rassegnata.
Ho volutamente  utilizzato delle ciotoline in ceramica perché stiamo cercando di promuovere la manipolazione anche di oggetti fragili (es. tazzine di ceramica, bicchieri e barattoli di vetro). Naturalmente sempre sotto la nostra supervisione. Inizialmente mi sono sembrate un pò pesanti, ma sono bastati un paio di giorni perchè lei prendesse le misure con la forza da imprimere alle dita e al polso. La cosa importante è che siano resistenti e, per fortuna, hanno già dato prova di "rimbalzare" sul pavimento senza danno.

Per la presentazione del materiale mi è bastato mettere le due ciotoline sul tavolino-sedia che lei utilizza ora per quasi tutti i giochi. Ho cominciato a trasferire i fagioli uno a uno da una ciotolina all'altra e lei ha subito preso il via. A dire il vero ci gioca intere mezz'ore. Così lei allena la motricità fine, ma anche quella grossolana quando si china sul pavimento per raccogliere i fagioli che sono caduti in terra.

Quando lei è impegnata nel suo lavoro, io sono lì accanto a lei in silenzio. La osservo e mi rendo conto che tutto quello di cui lei ha bisogno è la libertà di potersi concentrare sul suo lavoro. Parlare o interagire la distrae e il materiale perde immediatamente di interesse.
E così, in silenzio, mi concentro anch'io sull'evoluzione dei suoi gesti. Dapprima era un trasferimento uno a uno. Poi a manciate. Poi ha cominciato a trasferirli alzando la ciotolina con una mano. Ogni tanto i fagioli cadono fuori dalla ciotolina e lei si impegna moltissimo nel rimetterli dentro uno a uno. Dopo qualche tentativo più maldestro, ha imparato a rovesciare l'intero contenuto della ciotola con le due mani e senza far cadere nessun fagiolo. Qualche volta è lei stessa che appoggia le ciotoline sul tappeto e continua i travasi seduta.

L'altro giorno ha rubato un cucchiaino dalla lavastoviglie e ha cominciato a mescolare i fagioli, segno che piano piano sarà interessata a un travaso con un piccolo attrezzo.
Poi quando comincia a mettersi i fagioli in bocca o comincia a calpestarli perchè sono tutti sparsi in terra, vuol dire che la concentrazione è persa e il gioco finito.
Intanto io cercherò di pensare ai prossimi travasi, mentro prendo le misure per farci costruire dal nonno un paio di vassoi ed entrare nell'entusiasmante tunnel dei materiali a vassoio!!


25 gennaio 2016

Lo sviluppo del linguaggio secondo Montessori

Ora che la posizione eretta è stata conquistata e la bipedia è gestita con una discreta dose di autonomia e sicurezza, Alessia si sta concentrando sul linguaggio.
Sia chiaro, camminare per la casa trasportando oggetti rimane una delle sue principali attività. Tuttavia ogni azione è accompagnata da suoni a commento e, sempre più precisamente, da parole. Così, attraverso la parola, lei comincia a portare verso il mondo esterno il suo mondo interiore.
Era già evidente da un paio di mesi che la sua comprensione del linguaggio parlato fosse maggiore di quanto potesse dimostrare a parole. Ora, però, l'attenzione verso l'oggetto è unita al tentativo di dare un nome alle cose. La sua soddisfazione nel sentirsi in grado di nominare coerentemente gli oggetti (es. tazza, pane, buccia) o le azioni (es. coccole, nanna) è ogni giorno più evidente.
Noi vediamo la frustrazione come un'esperienza negativa e ci affanniamo a dare un senso ai suoi suoni nel più breve tempo possibile. Tuttavia, come ricorda Paula P. Lillard nel suo libro "Montessori from the start", è proprio la frustrazione che spinge il bambino ad andare oltre all'emettere suoni fini a loro stessi e a sviluppare le connessioni tra i suoni e il loro significato.
Per Maria Montessori il linguaggio è la base della vita sociale, perchè "determina quella trasformazione dell'ambiente che noi chiamiamo civilizzazione".
La descrizione che Maria Montessori ne fa nel suo libro "La mente assorbente" è davvero affascinante.
Il periodo sensibile per il linguaggio si estende per un arco temporale abbastanza ampio rispetto ad altri periodi sensibili e va dalla nascita all'età di circa 6 anni. Come in ogni periodo sensibile, il bambino ha la possibilità di sviluppare una competenza -in questo caso il linguaggio- sulla base di un interesse naturale e senza sforzo alcuno.
Infatti  il bambino non impara il linguaggio in maniera conscia, bensì lo "assorbe" dall'ambiente. Non è la madre che insegna il linguaggio, ma quest'ultimo si sviluppa naturalmente come creazione spontanea attraverso un lavoro che si compie nell'inconscio profondo. Ed è un meraviglioso processo di apprendimento spontaneo, che segue leggi determinate e attraversa le stesse fasi uguali per tutti i bambini e per qualsiasi linguaggio, per quanto complesso possa essere.
Maria Montessori parla di "nebule", ovvero energie creative che guidano il bambino ad assorbire l'ambiente, così come in astronomia ci si riferisce alle "nebulose" dalle quali originano i corpi celesti.
E nel libro "La mente del bambino" afferma: "Per esempio dalla nebula del linguaggio il bambino riceve stimoli e direttive per creare in se stesso il linguaggio materno che è peculiare del suo ambiente. [...] Grazie alle energie nebulari del linguaggio il bambino diviene capace di distinguere i suoni del linguaggio parlato dagli altri suoni e rumori che gli giungono mescolati nel suo ambiente".
La nebula del linguaggio non contiene di per sè gli elementi specifici del linguaggio che si svilupperà nel bambino, "ma da questa nebula ogni lingua, che il bambino [...] troverà nel suo ambiente, [...] si svilupperà nello stesso tempo e con lo stesso procedimento in tutti i bambini del mondo".
Questo procedimento di apprendimento del linguaggio non è un processo lineare, bensì ha uno sviluppo caratterizzato da sbalzi, esplosioni che continuano fino all'età di circa 2 anni, 2 anni e mezzo e si accompagna alla rapida formazione del cervello che avviene in questo periodo. Dopo quest'età inizia un nuovo periodo nell'organizzazione del linguaggio che continua a svilupparsi senza esplosioni, ma sempre in modo vivace e spontaneo fino ai 5-6 anni, momento che coincide, appunto, con la fine del periodo sensibile del linguaggio. In questa ultima fase di sviluppo, il bambino perfeziona via via la composizione delle frasi e arricchisce il proprio vocabolario di migliaia di parole.
Noi genitori siamo spettatori di un immenso lavoro che nostro figlio compie nell'inconscio e le cui manifestazioni esterne sono solo una minima parte.
Ma siamo anche molto di più.
Se è pur vero che il bambino svolge questo imponente compito prevalentemente in autonomia e spontaneamente, è anche innegabile che la nostra interazione in questo processo può migliorare la qualità del risultato.

La stessa Montessori sottolinea come la quantità e la qualità delle lallazione nei neonati sia correlata alla quantità di attenzione che i genitori prestano al bambino. Se i genitori rispondono ascoltando e imitando, la lallazione viene stimolata. Allo stesso modo, una mancanza di risposta può condurre ad una minor lallazione. In questo senso si capisce come il dialogo tra genitore e bambino sia fondamentale fin dalla nascita.
All'età di 12 mesi il bambino pronuncia le sue prime parole intenzionali e ha imparato almeno sei parole, per poi continuare ad aggiungere nuovi nomi ed espressioni ogni mese. Poi, quando ha raggiunto un vocabolario di circa 50 parole, avviene la prima esplosione: il bambino impara nuove parole ogni giorno.
All'età di 3 anni l'approccio al linguaggio, e di conseguenza il livello di raggiungimento di molte aree della propria formazione, è in ampia misura determinato.
All'età di 4 anni i bambini hanno già incorporato tutte le regole della sintassi.
Da ciò risulta evidente come la qualità del linguaggio al quale il bambino è esposto altera in maniera permanente sia la sua struttura cerebrale, sia il suo funzionamento.

Allora come posso aiutare Alessia in questo meraviglioso percorso?

Ho cercato di raccogliere alcuni consigli pratici che ci mettano in grado, come vorrebbe Maria Montessori, di offrire al bambino "l'aiuto di cui ha bisogno e una guida perché non vada innanzi da solo".
  • Parlare al bambino fin dai primi istanti di vita e poi sempre accompagnando i movimenti della giornata (es. bagno, vestizione, cambio pannolino, ...). Parlare con un linguaggio  chiaro e adulto, senza pensare che non sia ancora in grado di capire
  •  Nominare gli oggetti che si utilizzano e descrivere le azioni coinvolte. Fare notare le differenze tra gli oggetti.
  • Comporre frasi semplici e concrete che si riferiscono al presente
  • Usare frasi ed espressioni semplici, ma rispettando la complessità dell'azione e la padronanza del linguaggio
  • Parlare piano (inteso come lentamente, ma perché no, anche con un tono di voce non eccessivo)
  • Utilizzare una grammatica corretta e una pronuncia chiara
  • Parlare direttamente al bambino. E' molto importante perché è proprio l'interazione nel linguaggio che consente uno sviluppo più efficace. La televisione e l'ascolto passivo non sono di particolare aiuto in tal senso.
  • Prestare attenzione ai suoi tentativi di utilizzare le parole
  • Spiegare al bambino le cose prima che lui le viva, nel momento in cui le sta vivendo e dopo averle vissute;
  • Fare domande e utlizzare ripetizioni ed elaborazioni per incoraggiarlo
  • Chiamarlo con il proprio nome. In questo modo gli si attribuisce una identità relazionale in un processo di sviluppo.
  • Ripetere, ripetere, ripetere. Il bambino ha bisogno della ripetizione per rinforzare le specifiche connessioni neuronali nel cervello.
Non da ultimo, credo che la lettura e il raccontare storie siano efficaci strumenti che abbraccino non soltanto il linguaggio, ma anche lo sviluppo emotivo e la creatività.

Bibliografia:
Maria Montessori, La mente del bambino
Elena Balsamo, Libertà e amore
Paula Polk Lillard, Lynn Lillard Jessen, Montessori from the start: the child at home, from birth to age three
Clara Tornar, La pedagogia di Maria Montessori tra teoria e azione